Credi che il tuo marchio sia perfetto?

Credi che il tuo marchio sia perfetto?Dopo la distinzione tra logo, marchio e brand (se non l’hai letta, eccoti il link Logo, marchio e brand), passiamo alle regole e caratteristiche che un buon marchio dovrebbe avere; in primis ci sono 3 linee guida basilari:

  1. Semplicità: come diceva Ludwig Mies Van de Rohe “Less is more”. Bisogna puntare alla semplicità, senza finire su qualcosa che sia banale o scontato; ciò permette al marchio di essere riconoscibile e identificabile.
  2. Versatilità: dal biglietto da visita al manifesto, dal packaging alla pubblicità esterna, un marchio ha svariati campi d’uso ed è per questo che va progettato in formato vettoriale (almeno nella maggior parte dei suoi elementi). Il formato vettoriale consente infatti un ingrandimento pressoché infinito senza perdita di qualità e dettagli. L’uso di un formato JPEG è fortemente sconsigliato.
  3. Coerenza: oltre la riconoscibilità, un marchio deve essere coerente con la mission aziendale attraverso la quale l’azienda in questione si presenta al pubblico; ciò non significa che deve necessariamente mostrare ciò che l’azienda produce e vende, ma piuttosto deve avere un tono e uno stile che sia molto vicino all’azienda.

Il marchio della Apple non mostra un iPhone o un iPad ma è fortemente minimalista ed incarna in pieno lo spirito dell’azienda di Cupertino. La “Mela morsicata” è uno dei marchi più famosi al mondo e l’agenzia che l’ha prodotto prese spunto proprio dallo slogan di una pubblicità dell’AppleI:

“taking a bite of the Apple”

che letteralmente significa “date un morso alla mela”, cioè provate i prodotti Apple.

apple_logo_27806Un marchio minimalista, poi, è segno di centralità del contenuto rispetto alla forma, ma anche che la forma rispetta il contenuto pieno di tecnologia. C’è da dire che queste regole basilari, strettamente legati a limitazioni del passato (visto che prima i marchi venivano riprodotti solo a mezzo stampa) oggi possono essere parzialmente violate per quanto riguarda i colori e le sue gradazioni.

Ma quali passi bisogna fare prima di sviluppare un marchio?

1.

Prima di tutto è necessario un brief aziendale: qui l’azienda in questione deve valutare con il professionista quali sono le sue esigenze, necessità, i prodotti – servizi che verrano offerti e quali saranno gli obiettivi da raggiungere sia nel breve che nel medio – lungo periodo. Inoltre, una cosa fondamentale, è sapere già in anticipo su quali canali verrà utilizzato il marchio in questione: solo stampa o anche web? App per smartphone? Normali prodotti d’ufficio (biglietti da visita, carta intestata, carpette, …) o anche pubblicità esterna (manifesti, 6×3, banner, …)?

Questa piccola fase di marketing è necessaria e deve assolutamente precedere la fase creativa. Bisogna, poi, iniziare a sviluppare un elenco di keyword relativo al prodotto – servizio dell’azienda ed iniziare ad elaborare il naming (se non sai cos’è rivedi l’articolo precedente). E’ molto importante che la parte testuale di un marchio sia non solo facilmente memorizzabile, ma soprattutto di facile comprensione per il target dell’azienda stessa: se il nostro obiettivo è un pubblico medio bisogna evitare tecnicismi che con molta probabilità non verrebbero recepiti.

2.

Fase creativa: solo dopo la prima fase si può passare agli schizzi che verranno convertiti in disegni (vettoriali); qui c’è poco da fare… o si conosce la tipografia o si sbaglia! Il font deve essere bello, leggibile ma in sintonia con le keyword precedentemente scritte e con la linea dell’azienda. Ogni carattere ha una sua storia e dei propri campi d’applicazione (non a caso, nei libri o in prodotti dove c’è parecchio testo, i caratteri usati sono sempre due o massimo tre, cioè quelli più leggibili e che rendano fluida la lettura). E’ da questo momento che si attiva la fase creativa che deve obbligatoriamente esser fatta con matita e foglio di carta (il computer, infatti, limita di molto la fase creativa).

Ma cosa si deve creare? E’ importante trasformare le keyword in idee, concetti (astratti o concreti). Ovviamente è sconsigliato elaborare una sola bozza: meglio averne due, tre diverse in modo da poter scegliere e sviluppare ulteriori variazioni. Al disegno sarà necessario accostare un naming, cioè la parte testuale del nostro marchio.

Il colore

Questa è una delle fasi più importanti di tutto il processo (non basterebbe infatti un intero articolo per spiegare il significato dei colori).

I bozzetti devono essere fatti in bianco e nero perché bisogna dar risalto alle forme e ai contenuti; solo dopo un marchio va colorato perché il colore serve per rafforzare il contenuto.

La scelta dei colori, poi, non deve essere fatta a nostro piacimento; in base alla psicologia del colore, ad ogni tonalità è associato uno o più significati che vanno ad interagire con il nostro cervello. Ti sei mai chiesto il perché nei marchi del campo della ristorazione sono spesso presenti i colori rosso e giallo?

Anche se nella maggior parte degli errori che facciamo ogni giorno nella nostra vita lavorativa si può trovare sempre un rimedio, nei marchi ciò non succede: un marchio una volta compromesso è spacciato. Quando si lancia un marchio si deve decidere prima l’idea differenziante del prodotto in questione. Es. la P.R. Mallory, attraverso il suo marchio “Duracell”, ha immesso sul mercato un prodotto che da li a poco è diventato leader indiscusso nel suo settore perché ha usato un’idea differenziante molto forte e cioè “lunga durata”.

batterieE’ evidente quindi come anche il marketing rientri nella progettazione di un logo: il marchio è il giusto equilibrio di nome, idee e grafiche che influenzeranno tutta la comunicazione successiva.

Alcuni dei marchi più famosi al mondo sono stati creati ricercando in primo luogo una visione, cioè un’unica parola, sintetica, che riesca a definire una visione futura. Un’altra tecnica efficace è chiamata “portmanteau” ed è la combinazione di due parole, come se fosse un composto linguistico [duracell= durable (durebole) + cell (cella)].

E’ quindi chiaro come un marchio azzeccato paga fin da subito fatturati per molti anni successivi: Duracell ha più di 5 decenni ed è ancora il leader del mercato.

3.

Brand Manual: quanti sono i loghi che dispongono di un brand manual? Pochissimi (forse l’1% in Italia). Il Brand Manual è un manuale che viene consegnato a chi ha richiesto il marchio a progetto concluso dove viene presentato il logo (dall’ideologia fino ai colori) con tutte le sue possibile applicazioni (come qual’è la dimensione minima che può avere, l’uso in negativo, …). E’ quindi un documento di importanza fondamentale per il proprietario e per chi dovrà usarlo in futuro. Verrà spiegato nel dettaglio:

  • Il processo creativo;
  • Il marchio con i suoi rapporti dimensionali;
  • Le varianti cromatiche e monocromatiche;

E’ necessario inserire anche indicazioni sui font usati e su quelli da utilizzare in accompagnamento ai maggiori mezzi di comunicazione dove il marchio verrà inserito.

Di seguito sono elencati 15 elementi che un buon marchio deve avere:

  1. Non deve usare più di tre colori;
  2. I suoi caratteri devono essere leggibili;
  3. Il logotipo deve essere riconoscibile nell’immediato;
  4. Il design deve essere unico;
  5. Il marchio deve essere riconoscibile in bianco e nero;
  6. Non devono essere presenti clip-art;
  7. Non deve perdere di visibilità quando si ridimensiona;
  8. Non deve abusare di effetti speciali;
  9. Una fotografia (da sola) non potrà mai essere un marchio;
  10. Non utilizzare più di due font;
  11. Il marchio deve essere funzionale e non innovativo;
  12. Il marchio deve piacere al cliente e non solo al committente (tu sei il committente!);
  13. Il marchio non deve distrarre;
  14. Il marchio non deve avere colori al neon e troppo vivaci;
  15. Il marchio deve essere coerente su tutte le piattaforme.

4printadv.it

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